zombie

di Ivana FABRIS

Si resta sempre sconcertati dinnanzi ad esternazioni di quello che un tempo era un organismo vivo e vitale – la sinistra – e oggi, benchè una certa parte di essa si definisca ancora tale, in realtà è solo lo spettro di se stessa, uno zombie che insiste col seminare paure infondate e false percezioni a favore del sistema, specie se argomentate nel merito.

Mi riferisco all’articolo di Luciana Castellina, pubblicato venerdì sulle pagine de “il Manifesto”.
Al debutto del Brancaccio, nel giugno 2017, Luciana Castellina aveva dato ulteriore conferma della mutazione antropologica relativa ad una certa classe di intellettuali di sinistra.
Ne avevo parlato a suo tempo già qui.

Venerdì scorso ha pensato bene di riprovarci e ancor più pervicacemente.
Di seguito solo un ‘assaggio’:

Non è solo il Trattato di Maastricht o la Troika che impediscono una economia europea retta dalla solidarietà anziché dalla competizione. Se è così è anche perché la società europea si è incattivita, e ognuno si chiude sempre più nel localismo, nella sua piccola patria, considerata più sicura della condivisione…

Per quanto non sia nelle mie corde occuparmi di generi horror, dinnanzi a queste nuove esternazioni prendendo atto una volta di più, che esiste una parte politica divenuta ormai soltanto uno zombie, un morto vivente ma che campa alla grande perchè siede sugli allori di una credibilità (e un seguito) acquisiti nel tempo in cui stava sulle barricate, non posso non fare un’ulteriore riflessione.

Questi appartenenti all’intellighenzia della sedicente sinistra che fa da lacchè al sistema neoliberalista, che da decenni è al servizio di chi ha voluto compiere una vera e propria macelleria sociale in puro stile messicano, che odia il popolo incolpandolo di cattiveria, chiusura e individualismo, che finge di non ricordarsi che la sovranità è uno dei capisaldi della democrazia, non solo merita di essere ridotta al silenzio ma anche di essere sottoposta al giudizio più implacabile della Storia.

Ci sono passaggi nell’articolo di venerdì, che fanno rabbrividire per come viene mistificato il senso di ciò che essere comunisti (tale era Luciana Castellina) o dell’appartenere ad una sinistra antiliberista, dovrebbe rappresentare.
Infatti, pur capendo che il termine ‘patria‘ possa evocare scenari tutt’altro che rassicuranti nell’immaginario collettivo, un personaggio come Luciana Castellina dovrebbe ricordarsi che è SEMPRE esistito un patriottismo anche nella Resistenza e non solo in quel passaggio storico.

Ma peggio del peggio, è proprio il fatto di trattare il tema della sovranità come qualcosa da cui prendere le distanze, che fa impressione.
Definire Mélenchon un iper sovranista, ad esempio, farlo apparire come fosse un terrorista o il classico rossobruno – modo in cui la sinistra liberal-liberista considera tutti noi che invece semplicemente esigiamo che si rispetti il principio sancito dalla Costituzione all’art.1 – oppure arrivare a scrivere che il movimento di Sahra Wagenknecht, Aufstehen (che tra l’altro significa In Piedi e non Alzarsi), sia “un appellativo che già di per sé suscita preoccupazione“, è un’operazione mediatica semplicemente vergognosa.

In tutta l’analisi contenuta nel pensiero espresso dalla Castellina, non c’è più neanche la parvenza di una traccia dei fondamenti del socialismo, men che meno del comunismo.

Lo scollamento dai BISOGNI popolari di questa classe di politici, presi come sono a difendere le élite globaliste e tutto il capitale finanziario, non è solo definitivo, è anche perverso, specie considerando le condizioni di milioni di italiani.

Questa parte della sinistra e chi vi appartiene, si sono deresponsabilizzati da tutto e imputano gli esiti del loro ripiegamento al sistema, agli stessi che i dirigenti come lei hanno lasciato in balia della ferocia del finanzcapitalismo.

La sinistra liberal-liberista con tutti i suoi illustri appartenenti passa così, dall’essere uno zombie, al praticare al popolo italiano o a chi li considera ancora un esempio, una sorta di vampirismo politico che dissangua quel che resta, nella percezione della massa, della sinistra.

Quanto ha scritto venerdì, Luciana Castellina su il Manifesto è, a dir poco, politicamente raccapricciante per chi è comunista e socialista.
Un vero film dell’orrore, una proiezione senza soluzione di continuità.

Pertanto, a questo punto della storia, diventa urgente fermare il vampirismo del lavorìo propagandistico e mistificatorio, funzionale al neoliberalismo, di questa sedicente sinistra, e il modo è uno e soltanto uno: un paletto piantato nel cuore chiamato SOCIALISMO.