antifascismo

 

di CARLO FORMENTI

 

A mano a mano che ci avviciniamo alle elezioni europee, si fa sempre più forte la pressione di media e partiti neoliberali sulle sinistre perché aderiscano a un ampio fronte antifascista e antinazionalista per salvare la democrazia e la pace.

Respingere il canto di queste sirene è questione di sopravvivenza: cedere alla seduzione significa perdere del tutto il ruolo – già gravemente compromesso – di forza anticapitalista, e ridursi a mosche cocchiere delle élite europee.

Per fortuna in Europa ci sono forze consapevoli di questo pericolo mortale. In merito invito tutti a leggersi la bozza programmatica per le elezioni europee su cui stanno discutendo gli amici di France Insoumise  nella quale si afferma chiaramente che Macron e Marine Le Pen sono due facce della stessa medaglia (escludendo quindi di qualsiasi accordo con il primo).

Ho inoltre potuto leggere un bell’articolo di Illueca, Monereo e Anguita contro ogni ipotesi di partecipazione a un fronte antifascista europeo.

Dal momento che non tutti i compagni leggono lo spagnolo ne pubblico qui di seguito alcuni estratti da me tradotti.

<<Era prevedibile, anche se forse in tempi non tanto brevi. La parola d’ordine che si sta diffondendo è costruire un fronte antifascista europeo. Lo stiamo verificando in questi giorni. Con espressione solenne e tono grave alcuni intellettuali proclamano il nuovo verbo: “Di fronte alla minaccia fascista occorre l’unità dei democratici!”. L’argomento ha una sua logica: se quel che sta emergendo nella Ue è molto di più che un populismo di destra, se si tratta di fascismo puro e semplice, occorre dare vita a una grande alleanza politica che si ponga come una diga nei confronti di un male assoluto da sconfiggere ad ogni costo. Al centro della proposta si pone la difesa di una istituzione da stabilizzare e consolidare, vale a dire la Ue e la democrazia liberale>> (…)

<<Un fronte antifascista europeo? Esiste un paradosso di cui non sempre si è consapevoli quando di chiama alla difesa della democrazia. Sappiamo cosa si intende con ciò: difesa dei diritti e delle libertà democratiche. Ebbene, il paradosso è che, sotto molti aspetti, il progetto che sta dietro alla Ue è il ritorno alla democrazia liberale, vale dire, farla finita con il costituzionalismo sociale, con le democrazie avanzate prodotto della lotta di classe e di due guerre mondiali>> (…)

<<Il peggio di questo nuovo frontismo emergente è che è incapace di comprendere la relazione fra la integrazione europea e le nostre debolezze democratiche, né tantomeno le profonde trasformazioni che stanno avvenendo nelle nostre società. Non dobbiamo prenderci in giro: la restaurazione della democrazia di mercato si fonda sull’esistenza di soggetti isolati, sradicati e senza sicurezze sul futuro>> (…)

<<Quando parliamo di momento Polanyi ci riferiamo a un fenomeno evidente: la richiesta impellente di protezione, sicurezza e identità, il rimpianto di un ordine basato sulla comunità. Questo nuovo frontismo confonde gli effetti con le cause. Pretende di combattere il populismo di destra senza eliminare le circostanze che lo hanno generato. Vuole legittimare istituzioni in crisi e fa della conservazione dell’esistente il fondamento e l’orizzonte del proprio progetto>> (…)

<<Difendere istituzioni in crisi e socialmente delegittimate avrà il solo effetto di rafforzare il populismo autoritario e nazionalista che potrà così dirottare la domanda di protezione verso forme securitarie che comportano la limitazione di libertà e diritti. Se la sinistra aderirà a questo nuovo frontismo finirà per perdere le sue già deboli relazioni con le classi popolari>> (…)

<<La democrazia, così come ci hanno classicamente insegnato, si difende sviluppandola, ampliandola, estendendola. Il che significa mettere in primo piano la contraddizione fra democrazia e capitalismo. In concreto, occorre smercantilizzare, garantire i diritti sociali di base, e stabilire relazioni armoniose con la natura. Significa estendere la democrazia alle imprese, alle grandi istituzioni finanziarie, sviluppando modalità alternative di gestire l’economia e la democrazia partecipativa (…) recuperare la sovranità popolare come fondamento dell’ordine politico, come diritto all’autogoverno e alla costituzionalizzazione di un progetto collettivo basato su una società di donne e uomini liberi e uguali>> (…)

<<L’alternativa reale, qui e ora, non è fra fascismo e antifascismo, è fra continuare con il progetto neoliberale della Ue o definire un progetto europeo che sia realmente tale>>.