COMUNICATO dell’ESECUTIVO di RINASCITA!

 

Col Manifesto per la Sovranità Costituzionale, tre distinte organizzazioni (Patria e Costituzione, Senso Comune e Rinascita!) hanno deciso di iniziare un percorso unitario per costruire un nuovo campo politico che, richiamandosi ai forti tratti socialistici e solidaristici della Costituzione del 48, si distingue immediatamente da tutte le aree oggi presenti.

L’idea fondamentale è che la grave crisi sociale e culturale (prima ancora che economica e politica) del paese può trovare una risposta solo nella reinvenzione di una forte presenza dello Stato come attore universalistico ed egualitario che agisce attraverso reti di imprese pubbliche, strategie di investimento, apparati rinnovati e liberati dall’intreccio perverso e corruttivo col settore privato. Da questa scelta discende la necessità di superare sia l’Unione monetaria, sia la stessa Unione europea (costruzioni finalizzate proprio a far prevalere l’impresa privata ed i mercati finanziari sulla politica e sulla sovranità popolare) proponendo una Confederazione di Stati sovrani, finalizzata all’eguaglianza sociale all’interno ed alla pace all’esterno.

Significativamente la data di presentazione scelta è il 7 febbraio, data della firma di quel Trattato di Maastricht ove il popolo italiano ha perso sovranità, dignità di paese, democrazia. Data in cui è stato imposto il modello ordoliberista tedesco opposto a quello solidaristico ad economia mista della nostra Carta. Data del vero inizio di quella “seconda repubblica” con la quale le classi dirigenti hanno compiuto un vero atto eversivo nei confronti della Costituzione del ’48.

La proposta non è quindi quella di un semplice allargamento di un generico “campo sovranista”, perché pone la riconquista della sovranità espressamente come mezzo per l’eguaglianza e non come fine in sé, cosa che spesso le forze sovraniste rischiano di fare indebolendo la propria capacità di convincimento. Ma soprattutto non è quella della costruzione di una nuova forza di sinistra: tutta la sinistra – inclusa quella radicale – è da tempo strettamente identificata col liberismo, con l’europeismo, con l’illusione di una globalizzazione democratica: richiamarsi alla Costituzione del ’48 significa rompere con tutta quella sinistra che ha sfregiato la Carta fondamentale (in accordo con la destra, Lega inclusa) o non ha saputo difenderla. Il Manifesto è dunque una secessione da tutte le cosiddette sinistre.

D’altro canto nemmeno il governo (che pure mantiene di fatto aperte e visibili sia le contraddizioni tra Italia ed Europa sia quelle tra due diverse linee di uscita dal liberismo – l’una privatistica e protezionistica, l’altra pubblica e redistributiva) è in grado di elaborare, per evidenti limiti di classe, una linea coerente di rilancio dell’azione pubblica in funzione dell’occupazione e dell’eguaglianza. Eventuali, positivi processi di ripensamento di una parte del governo possono essere valorizzati solo se si costruisce, come vogliono i firmatari del manifesto, un autonomo campo costituzionale pienamente consapevole della radicalità della posta in gioco e quindi anche della necessità della paziente costruzione delle alleanze sociali ed internazionali che consentano al paese non già di “fare da solo”, ma di ridefinire la propria posizione ed i propri vincoli geopolitici in funzione della piena occupazione, dell’eguaglianza e del pieno sviluppo della sovranità popolare.

Un polo sovranista, dunque, alternativo al governo gialloverde ma consapevole che bisogna andare oltre e non peggiorare la situazione tornando ai governi liberal-liberisti-europeisti.