propaganda

 

di IVANA FABRIS

 

C’è una propaganda che non cessa mai. Da trent’anni a questa parte siamo bombardati di stimoli che vanno tutti nella stessa direzione e la comunicazione risuona in testa come se si fosse inceppato il meccanismo che aziona una campana: insistente, martellante, pervasiva.

Si finisce col non sentirla persino più ma quella continua a suonare. E ad inculcare.

Grazie all’informazione completamente inginocchiata ai piedi del sistema, la massa non ha difese. Lavorare sulle paure è il primo e fondamentale passo del sistema propagandistico la cui comunicazione è sempre molto efficace.

Malgrado ciò, proprio le stringenti e pressanti privazioni imposte dal capitalismo finanziario, alla fine hanno fatto sì che più delle paure generate mediaticamente, prevalesse la ribellione. Infatti il 4 marzo larga parte delle fasce subalterne ha comunque cercato di esprimere un voto contro questo sistema di dominio.

Residua però quell’elettorato che si definisce di sinistra che ancora si abbevera ai pozzi avvelenati dalla propaganda agita anche dalle sinistre liberal e ha fatto proprio il mantra del: “Sovranità e patria??? Giammai! Rappresentanto il fascismo e il nazionalismo!

Eppure, i nostri partigiani non temevano di usare una parola come patria e la sovranità è stata una conquista pagata col sangue. Per questo (e non solo) i comunisti non le temono.

È evidente, dunque, che chi associa queste parole alla destra, non conosca o non ricordi la nostra storia o non abbia compreso a fondo gli aspetti salienti del neoliberalismo. L’abbattimento dei confini è servito e serve ad affermare l’idea che si debbano superare le identità per creare una massa indistinta di persone senza storia e senza passato.
Il fine è quello di poter meglio depredare i paesi economicamente più deboli dentro la UE da parte dei soli paesi più forti, ciascuno dei quali, a sua volta, protegge esclusivamente i propri interessi nazionali.

La riaffermazione di parole come patria e il volere la piena sovranità, quindi, non vanno minimamente nella direzione che ci viene indicata dai tanti che, solo a sentirne parlare hanno reazioni inconsulte, bensì proprio in opposizione al sistema.

Tuttavia, il bacino elettorale delle sedicenti sinistre, ormai pensa solo in termini di cosmopolitismo sotto l’influsso del più grande inganno: se non ci sono confini siamo un solo popolo, quello europeo, dunque al sicuro dal nazionalismo.
Ma è una costruzione artificiale e a questo punto forse non è superfluo precisare le ragioni per cui non è affatto così.

All’interno dell’Europa del dopoguerra, il nazionalismo non è mai stato così forte come  con la UE. Non viene percepito solo a causa della propaganda che il sistema mette in atto dalla caduta del muro, ma basta pensare alle politiche economiche di Germania, Francia e Inghilterra per capire chi sta esercitando la propria supremazia. E a scapito delle nazioni del sud Europa.

Bisognerebbe anche ricordarsi (o documentarsi) su cosa fosse l’Italia prima della nascita della UE in senso economico e chiedersi a chi creasse “fastidi” che fosse la V potenza industriale senza contare quanto faccia gola la sua posizione nel bacino del Mediterraneo.

Pure le posizioni politiche sui flussi migratori lo dichiarano: nessuno vuol accogliere gli immigrati.
I numeri dicono che proprio dopo la guerra in Libia i flussi si sono sensibilmente intensificati.
Quindi Francia e Inghilterra hanno voluto la guerra e destabilizzato quel paese salvo poi dire soprattutto all’Italia (e alla Grecia): “arrangiatevi”.
Anche in questo senso, le nazioni che hanno dato il via al conflitto, hanno difeso solo i loro interessi.

L’idea che i popoli europei possano coesistere pacificamente é ancora pura propaganda. La guerra nel terzo millennio non si combatte più con le armi ma attraverso l’aggressione economica dei paesi più forti dell’Eurozona verso i più deboli. Vedere alla voce ‘Grecia’. Là, solo macerie, distruzione e disperazione. Chi ne ha maggiormente tratto immensi profitti?

I paesi del nord della UE hanno un loro sud da sfruttare e depredare esattamente come il nord del mondo sfrutta e depreda il sud del mondo.
L’ottica capitalistica è la stessa di sempre e quella imperialistica non si è MAI differenziata negli scopi ma solo nel modo di attuazione, si potrebbe dire dalle invasioni barbariche ad oggi, quindi dentro la UE i nazionalismi sono più vivi (e vegeti) che mai.

Pensare poi che le differenti culture (millenarie) possano liquefarsi per generarne una sola, è uno dei cardini del neoliberalismo perchè che ciò accada (anche se pure antropologicamente e sociologicamente non è possibile) è funzionale alla perdita della memoria storica che è quanto sta avvenendo e il portato é sotto ai nostri occhi.
Un popolo senza memoria è più facilmente dominabile specie se è soggiogato dal debito.

L’aspetto tragico è che proprio chi insegue l’idea dell’unione dei popoli, attraverso il pensiero magico e il sogno che è stato indotto artificialmente e sfruttando la paura di un’altra guerra, continua inconsapevolmente ad alimentare i nazionalismi e il sistema stesso. L’analisi economica e geopolitica mostrano ormai tutta l’evidenza che i conflitti interni alla UE tra i paesi aderenti non solo non si sono attenuati, ma sono peggiorati e si sono inaspriti.

Il sinistrismo ha pesantissime responsabilità in questo processo come fiancheggiatore del neoliberismo. Questi, servendosi delle sedicenti sinistre ad ogni livello e grado, insiste ad ingannare i politicizzati usando i loro stessi principi e totem, affinchè reagiscano pavlovianamente ad una paura ingiustificata oggi, così che impegnino le loro forze contro un altro nemico e un pericolo immaginari domani e non si accorgano di essere strumentalizzati.

È una tecnica consolidata, ormai: da sempre la propaganda usa i nostri principi contro di noi e in tanti ancora una volta non se ne stanno accorgendo.

Rompere una narrazione, nel nostro tempo, è il primo e fondamentale passo che opera per creare una Resistenza forte al sistema proprio nell’ottica di superamento dei nazionalismi e passa anche attraverso la riaffermazione di parole come patria e sovranità.

Non comprenderlo e alimentare di continuo il sistema in una coazione a ripetere, potrebbe risultare il fatal error alle prossime elezioni europee non solo per gli effetti sulle sinistre liberal, ma soprattutto sulla nostra democrazia.