macerie

 

di Ivana FABRIS

 

Il livello di distruzione dell’ossatura del nostro paese, da parte della feroce predazione del neoliberalismo, procede a ritmi impressionanti e ovunque si guardi non si vedono altro che macerie.

Basta solo pensare all’occupazione per assumerne consapevolezza.
La conta dei morti di lavoro, continua inarrestabile. Due anche ieri.
L’elenco è sempre più agghiacciante e ogni giorno viene alimentato di vite e famiglie spezzate.
Con l’approssimarsi dell’autunno, nuovi posti di lavoro verranno meno e altra disperazione verrà generata.

La condizione del paese è sempre più drammatica.
A ben vedere ci sarebbe da lavorare politicamente senza sosta, giorno e notte, per mettere mano alle sempre più gravi emergenze ed urgenze e nel mentre tutto il mainstream è appiattito a parlare del pericolo Salvini, come se tutto il disastro attuale dipendesse esclusivamente da lui, come se lui solo avesse generato questo inferno dei viventi che invece porta la firma del PD.

Tra l’altro, con una tipica devianza che si è creata nella sedicente sinistra radicale e nel centrosinistra dal 1993 in poi, non si parla di Lega ma di Salvini, così come non si parlava di Forza Italia ma di Berlusconi e altrettanto non si è parlato di PD ma di Renzi. Non si parla e non si è parlato, dunque, di politica ma di PERSONAGGI della politica.
Anzi, i partiti che essi rappresentavano e rappresentano, sono sempre stati solo comparse su uno sfondo indistinto, comitati elettorali permanenti da muovere e nominare solo all’abbisogna.

Ed è così che ci troviamo, oggi, davanti ad un totale svuotamento di ciò che invece è e DEVE essere la politica.
Ragione per la quale – man mano si è proceduto in questi ultimi 20 anni circa a destrutturarne il contenuto e il senso – si avanzava a dare forza al leaderismo.
La politica Pop, quella del gossip politico ma MAI della discussione, della crescita delle coscienze e del confronto, pertanto neanche della costruzione di un’alternativa seria a ciascuno dei tre leader e del sistema che hanno rappresentato, di cui sopra.

In virtù di quanto appena espresso e con l’insediamento di questo governo, ecco che ci ritroviamo quindi dinnanzi ad un passaggio storico e politico importantissimo e, invece di occuparsene come meriterebbe, solo tifoserie che si scannano sulla carta da indovinare nel solito gioco (truccato) delle tre carte messo in atto dal sistema propagandistico a reti unificate. Con queste premesse, inoltre, possiamo ben immaginare già oggi, che dibattito politico ci aspetta per le prossime elezioni europee.

Senza contare poi che, fuori dalla porta di casa nostra, accadono eventi preoccupanti se non addirittura allarmanti.
Il tutto nel silenzio generale dei media e inevitabilmente anche questo orienta sia il dibattito sia la percezione dei reali pericoli che corriamo sia la scarsissima attenzione ai cambiamenti in atto o la volontà delle fasce deboli di orientarsi su Salvini.
Però, chissà perchè, a chiedere in giro nessuno più guarda talk-show politici e TG, salvo poi vedere quella che si definisce sinistra, reagire pavlovianamente secondo ciò che questi diffondono: Salvini, Salvini, Salvini.

Si resta sconcertati davanti a quello che è rimasto in piedi col passaggio del neoliberalismo in questo paese e in quello che molti chiamano il popolo della sinistra.
L’onda d’urto è stata la stessa che potrebbe generare uno tsunami. Quasi tutto è stato spazzato via: cultura politica sparita, volontà di confronto nel merito ridotta alla più povera categorizzazione del pensiero, se non addirittura all’insulto fino a sconfinare nello squadrismo verbale nei confronti dell’avversario, capacità di analisi e visione, poi, merci rarissime.

Persa la rappresentanza, ognuno si è rappresentato da sè nel pensiero politico.
Ognuno ha affidato alla propria autoreferenzialità, la visione.
Difficile fare analisi approfondite e complesse, tutto resta in superficie e in generale si tende ad assumere concetti o slogan sparati a pioggia dal mainstream o dai gruppi di comunicazione dei maggiori partiti sui social, che poi diventano dei veri e propri mantra, come fosse il Verbo.
Pochi riflettono, pochi dubitano, pochi ricordano persino cosa significhi e rappresenti il dichiararsi o definirsi di sinistra.

A fronte dei problemi urgenti, se non drammatici, che gli italiani vivono, il quadro talvolta appare desolante, anche perchè, in generale, si continua a farsi dettare l’agenda dei problemi di cui discutere, esclusivamente dal mainstream. Poi Salvini stravince. E c’è da stupirsene? Anche no.

Di fatto no, stupirsi e scandalizzarsi non serve perchè quanto accade è ancora parte delle nostre macerie e di fronte a questo ultimo cumulo che resta, c’è una cosa sola da fare: rimboccarsi le maniche tutti insieme per portarle via, fare piazza pulita e ricominciare tutto daccapo, partendo dalle fondamenta e poi su e ancora su, mattone dopo mattone.
Anche questo è Rinascita!…