gabbia

 

di MARIO GIAMBELLI

 

Articolo certamente ben argomentato e condivisibile, questo di Coniare Rivolta.

Sottoscrivo, in particolare la conclusione: “dentro ai vincoli europei si muore e basta. Non c’è soluzione per tornare a crescere, se non quella di uscire dalla gabbia”.

Stimolare l’economia con interventi sul versante della domanda non è soltanto impossibile (per le ragioni illustrate nell’articolo di Coniare Rivolta), ma è vietato dai trattati e, se non lo fosse, sarebbe addirittura controproducente (negli articoli sotto “linkati” spiego dettagliatamente perché).

Un economista molto noto come Nino Galloni (con il quale ho discusso più volte nelle giornate di Trevi organizzate dai gruppi Aleph e Darsi Pace di Mauro Scardovelli e Marco Guzzi e in occasione di altri convegni) sostiene tuttavia che lo Stato non abbia ceduto la sovranità monetaria e che possa stampare autonomamente le “note di Stato”, poiché l’art. 128 TFUE menzionerebbe solo le “banconote” in euro e non vieterebbe agli Stati di stampare e mettere in circolazione cartamoneta differente dalle “banconote”.

Un ingegnere ed un consulente finanziario, convinti che l’Italia non abbia ceduto non solo la sovranità monetaria, ma nemmeno quella fiscale, hanno invece estratto dal loro cilindro magico la soluzione dei Certificati di Credito Fiscale (CCF, ovvero sconti fiscali differiti nel tempo: v. la premessa del primo articolo sotto linkato), grazie ai quali la domanda potrebbe ricevere un grande stimolo, facendo ripartire l’economia anche restando nel sistema dei trattati europei.
Orbene, non fatevi incantare: si tratta di pie illusioni, piuttosto ingenue e molto pericolose.
L’ho spiegato qui.

E, con il rigore scientifico di un giurista, profondo conoscitore dei trattati, che da quarant’anni mastica quotidianamente pane e norme giuridiche, l’ho ribadito qui.

Basta leggere le prime due pagine del primo articolo per capire che la moneta fiscale, nel sistema giuridico dei trattati europei è semplicemente improponibile. Nelle pagine successive e nel secondo articolo vi è poi una completa e certosina disamina dei vincoli europei che la rendono impraticabile e ne suggerisco a tutti un’attenta lettura.

Vi è un ulteriore argomento a cui non ho accennato nei due articoli e che attiene al criterio interpretativo c.d. “sistematico” della norma giuridica: quando l’art. 128 TFUE menziona le “banconote” intende ovviamente significare tutta la moneta cartacea, nessuna esclusa. Non avrebbe infatti avuto senso sottoporre, nel secondo comma della stessa norma, la possibilità degli Stati di coniare monete metalliche all’approvazione della BCE per quanto riguarda il volume del conio e lasciare totalmente liberi i medesimi Stati di stampare cartamoneta (come ad esempio propone di fare Nino Galloni con l’idea delle “stato-note”).

Alla base di quelle illusioni vi sono grossolani errori giuridici ed una certa presunzione di poter fare i conti senza l’oste. Errore clamoroso se l’oste è la governance dell’Unione, come ho spiegato qui.

Se è vero che la sovranità non può essere ceduta (e che quindi le cessioni delle funzioni statali che ad essa fanno capo, relativamente alla politica economica, monetaria, fiscale, di bilancio, sono incostituzionali), di fatto lo è stata e le norme che ho citato negli articoli linkati lo rendono palese.

Sono norme incostituzionali, ma intanto ci sono e vengono rigidamente applicate. Lo vedremo prossimamente, quando il governo si piegherà alle richieste della UE, o quando arriveranno le sanzioni, se il governo rimarrà fermo sulle sue posizioni.

Pochi miliardi di deficit in più hanno scatenato dure reazioni di tutta la governance dell’unione (e non solo). Provate ad immaginare cosa provocherebbe una proposta di sconti fiscali nell’ordine di 100-200 miliardi finalizzata a stimolare la domanda (con conseguente aumento dei prezzi).

Non serve ed è dannosissimo girarci attorno: il problema è il sistema dei trattati: “dentro ai vincoli europei si muore e basta. Non c’è soluzione per tornare a crescere, se non quella di uscire dalla gabbia”.

Non è sufficiente, ma è assolutamente necessario.