salvini

 

di Ugo BOGHETTA

Il decreto Salvini è diventato legge. Il padano esulta: la bandiera della sicurezza è stata issata. Ma le cose non stanno davvero così!

Cerchiamo di affrontare il testo con lo stesso spirito con cui abbiamo affrontato la questione immigrati nel seminario dedicato a questo argomento delicato: “Né buoni né cattivi, ragioniamo…”.

La legge contiene vari aspetti e non tutti dello stesso segno. Poichè molti non lo hanno letto vale la pena riepilogare i contenuti:

1) abrogazione del permesso per motivi umanitari e trasformazione in permesso di soggiorno temporaneo per esigenze di carattere umanitario: atti di particolare valore civile, grave sfruttamento lavorativo, violenza domestica, eccezionali calamità naturali etc.;

2) revoca della protezione internazionale per chi commette atti di violenza sessuale, produzione e traffico di droga, rapina, estorsione, violenza a pubblico ufficiale, mutilazioni di organi sessuali femminili, furto aggravato;

3) la domanda di richiesta asilo viene sospesa per pericolosità sociale o se il richiedente abbia avuto una condanna in primo grado;

4) prolungamento della detenzioni nei CPR (ex CIE) per rimpatri fino a 180 giorni;

5) revoca della cittadinanza per reati di terrorismo;

6) inasprimento delle pene per le occupazioni di immobili;

7) possibile uso del taser per le forze di polizia ed altri aspetti.

Conoscendo il modus operandi di Salvini dobbiamo distinguere le norme-propaganda da quelle di valore concreto. Del resto, avvicinandosi le elezioni europee, passaggio non di poco conto per la Lega, la tentazione propagandistica è forte. Siccome poi, molti problemi sono difficilmente risolvibili, vedi rimpatri, meglio alzare il tiro dei proclami.

Fino ad ora, infatti, Salvini ha posto i problemi tracciando dei limiti piuttosto che affrontare il fenomeno dell’immmigrazione nella sua interezza: lo sbarco nei porti italiani non può essere automatico, anche altri paesi europei devono fare la loro parte. Cose comunque non di poco conto. Peraltro ha beneficiato dell’operato di Minniti che con l’accordo con i libici ha limitato di molto gli sbarchi.

Vediamo criticamente il merito.

La restrizione del permesso di soggiorno umanitario da concedere in base a precise casistiche ha un senso. Non è antiumanitario come qualcuno ha sentenziato.

Anzi, al contrario riporta la parola, il concetto, alla sua natura: le condizioni di sopravvivenza e il riguardo dei minori. La temporaneità del permesso che è legato al soggiorno appare peraltro più formale che sostanziale. In teoria, infatti, le condizioni che hanno portato al permesso potrebbero migliorare o terminare, ma questo non accade quasi mai, o accade in tempi lunghissimi.

I possessori del permesso temporaneo faranno riferimento agli SPRAR. Ciò ipotizza un’eventuale integrazione. In un secondo tempo affronteremo la questione dei costi: cosa non di poco conto sia per quanto riguarda la necessità di fare trasparenza sia per l’efficacia dell’operare.

Al contrario, per i cosidetti immigrati economici si profila un percorso che li riporta dagli SPRAR ai luoghi di riconoscimento: i CARA. La legge, inoltre, intende potenziare gli ex CIE per le procedure di rimpatrio.

La revoca della protezione internazionale o la sospensione dell’iter di richiesta asilo per chi è ritenuto pericoloso o ha avuto una sentenza di condanna in primo grado, risponde ad un vasto sentimento popolare, ma non è privo di problemi. La pericolosità sociale è una dizione troppo lasca ed imprecisa e può essere usata a fini politici: perseguitare chi organizza le lotte, ad esempio. La norma è stata parzialemente modificata in sede di conversione.

Propagandistica, da folli, appare invece la revoca della cittadinanza per reati di terrorismo. Se uno ha la cittadinanza di un paese che senso ha revocarla!
Se è un terrorista va in galera! Il non detto è che il terrorista deve avere la pelle di un altro colore e la cittadinanza l’ha acquisita in un secondo tempo?!?
E’ questa una norma insensata.

L’inasprimento delle sanzioni sulle occupazioni abusive si presta a varie considerazioni.

Se l’occupazione avviene per motivi sociali, l’emergenza abitativa ad esempio, significa che c’è una carenza di alloggi. Allora lo Stato dovrebbe provvedere a mettere a disposizione abitazioni per tutti.

È un diritto fondamentale ed è anche un fattore di sicurezza pubblica oltre che sociale. È dunque il diritto alla casa che andrebbe affrontato. Appare allora evidente che si vuole la guerra fra poveri e l’etnicizzazione del conflitto.

Per altro verso è anche una dichiarazione di guerra, una vendetta verso i centro sociali occupati. L’intenzione evidente è quella di tenere alto lo scontro sociale e alimentare il mito leghista del “celodurismo”.

In merito all’uso del taser abbiamo già affrontato l’argomento nel pezzo: le armi “non letali” e non ci ritorniamo.

La prima valutazione complessiva, dunque, è di un provvedimento che in larga parte non esce dalla logica emergenziale e propagandista.

E questo è grave poiché la riduzione significativa degli sbarchi ha creato le condizioni per passare ad una fase di “normalità”. Ciò anche nella consapevolezza che, giusti o sbagliati che siano, i rimpatri saranno comunque relativamente pochi (come ha detto Salvini).

Migliaia di persone che si trovano sul nostro territorio rimarranno dunque in un limbo, andranno a ingrossare le file della clandestinizzazione, della marginalità, della criminalità, con tutte le consenguenze del caso. Questa situazione è già stata denunciata dai sindaci in merito alle circolari restrittive che hanno anticipato la legge in questione.

Se si avesse voluto fare un provvediamento serio lo si sarebbe accompagnato con un provvedimento di sanatoria, come del resto fece il centro-destra una decina di anni fa: la Bossi-Fini da una parte, la sanatoria dall’altra. Si fanno tanti condoni fiscali o edilizi perchè non una sanatoria?!?

In un quadro di soluzione dei problemi sarebbe anche necessario instaurare rapporti bilaterali con i paesi dell’Africa per attivare un’immigrazione legale, per concordare e regolare i flussi, ma Salvini cerca accordi solo per i rimpatri.
Figuriamoci che risposte potrà avere!?!

Francamente in questo decreto di sicurezza non c’è nulla.
Già, perchè la sicurezza richiede la pace esterna ed interna, condizioni sociali dignitose ed egualitarie, lavoro e stato sociale.
Significa dare sicurezza e protezione a tutte le popolazioni a cominciare da quelle africane.

Ciò vuol dire uscire dal liberismo e dalle trappole del debito in Africa come da noi. Ma questo non lo si può certo chiedere alla Lega o al M5S. I 5Stelle sono dei socialconfusi.

Salvini i problemi non li vuole risolvere, li vuole solo usare.
Questo è il senso del decreto.