buchi

 

di UGO BOGHETTA

 

Sono stato dieci anni in Commissione Trasporti della Camera. Ci sono stato proprio quando si è cominciato a parlare di Alta Velocità. Ricordo ancora che il Parlamento fu convocato a votare l’assegnazione degli appalti il 29/30 dicembre del ’92. L’urgenza era dettata dal fatto che il primo gennaio sarebbe entrata in vigore una Direttiva Europea che avrebbe impedito l’assegnazione a trattativa privata di lavori per una cifra così ingente.

Questo avrebbe reso più difficile la spartizione “equa” dell’immane torta. Basta vedere l’equilibrio della presenza delle varie ditte. Per l’assegnazione truffa fu anche inventata un’Azienda FS privatizzata con corresponsione irrisoria per entrare da parte dei privati. Quando si trattò di finanziare l’opera e spartirsi il bottino diventò pubblica.

I “nostri” sono europeisti, per il pubblico o privato alla bisogna. Non fare quel pezzo di TAV evidentemente altera la spartizione pattuita! Quando dicono che i numeri non contano e che la decisione deve essere politica, si riferiscono alla politica spartitoria.

Sono andato in Val di Susa quando alle assemblee partecipava solo qualche decina di persone. Ho conosciuto Ponti già allora. E aveva le stesse posizioni di ora. Nessuna pressione dunque.

Per questi motivi, parlare di Tav, produce in me lo stesso interesse che dissertare di influenza all’inizio dell’inverno. Già allora, infatti, era chiaro che non c’era alcun rapporto costi- benefici.

Tanto più che, se il progetto non è cambiato, consiste nel trasferire i TIR su treno per qualche decina di chilomentri. TIR che poi continuano a scorazzare bellamente sulle strade. Già allora, parliamo di oltre venti anni or sono, il traffico era dato in calo, cosa che mi sembra abbia trovato conferma.

In un quadro più ampio, i nostri trivellatori non tengono conto del tunnel aperto da non poco dalla Svizzera. C’è chi rimprovera la Commissione Tecnica che non avrebbe tenuto conto dei TIR dell’est, molto inquinanti, che per pagare poco passano da Ventimiglia. L’Austria per ovviare a questo problema ha messo tasse ecologiche sui TIR stranieri che attraversano le sue Alpi.

Il problema è sempre lo stesso, alla nostra banda dei buchi non interessano i costi-benefici ma solo i benefici per le loro tasche. E se viene buono manifestare dietro i lavoratori che chiedono la sicurezza del lavoro, non hanno scrupoli.

Se poi allargassimo il confronto a costi-benefici di infrastrutture da realizzare nel paese, avremmo visto quanti altri progetti di natura trasportista e ambientale hanno tale rapporto ben più positivo.

In particolare il nostro paese necessita di un progetto ed una programmazione logistica nazionale. Gran parte del traffico infatti viene svolto dalle grandi imprese logistiche del Nord Europa con autisti dell’Est.
Il risultato è che gran parte del valore aggiunto prodotto della movimentazione delle merci va all’estero, mentre all’Italia rimane l’inquinamneto e l’usura delle infrastrutture.

C’è poi, come noto, un deficit di infrastrutture al sud che pesa sullo sviluppo complessivo del paese. Ma anche in quel caso si è puntato alla Grande Opera, il ponte sullo stretto: Grande Opera, Grande Spartizione.
Ponte che avrebbe dato sviluppo alla Sicilia, si stromabazzava, dimenticando di spiegare per quale motivo allora la Regione povera era quella attaccata al continente.

Per giustificare il progetto si inventarono anche l’effetto turistico: frotte di giapponesi che andavano a Reggio Calabria per fotografare l’opera. Non scherzo!

L’opera per molto tempo non si farà perchè ha problemi tecnologici ancora insormontabili e la presenza di tre vulcani: Etna, Stromboli e quello sommerso. Ma se lo si facesse, si sarà costretti ad imporre una tassa perenne per la manutenzione e la sorveglianza.

Per quanto riguarda la TAV, si paventa un referendum. Forse non è una cattiva idea. Un referendum che deve essere nazionale però. Magari si potrà fare una discussione seria. E si vedrà se il blocco del mattone, cemento e acciaio è così popolare.

Certo emergerebbe il vero blocco sociale e politico che impedisce il cambiamento di questo paese e che va da Salvini, e transita da Berlusconi, Fratelli D’Italia, PD, l’ineffabile Speranza.