normalità

 

di IVANA FABRIS

 

Abbiamo letto ieri le sconvolgenti dichiarazioni di Moscovici al Parlamento Greco: “Adesso la Grecia è un Paese normale nell’Eurozona” e a pensare a quella normalità, un brivido ci è corso lungo la schiena.

A parte l’aspetto patologico di simili dichiarazioni che non trattiamo di certo qui, alla luce della mattanza operata sul popolo greco e della notizia apparsa ieri su Le Figaro relativa alla svendita di parti consistenti del patrimonio storico greco (ma anche mondiale), quello che davvero manda i sani di mente ai pazzi, è il chiedersi come possa una parte di italiani appartenere ancora alla schiera de: “i debiti vanno pagati“; “conoscevamo le regole e le abbiamo accettate“; “abbiamo sottoscritto un contratto” e definirsi di sinistra.

Se ce lo avessero raccontato 35/40 anni fa che avremmo visto un simile scenario, non ci avremmo creduto.
Per la mia generazione, impegnata politicamente da comunista, della sovranità praticamente non se ne parlava perchè era SCONTATA in quanto uno dei capisaldi della democrazia.

Ci sentivamo FORTI della sovranità del nostro Paese perchè ce l’avevano consegnata tra le mani i nostri padri che l’avevano conquistata con la Resistenza e perchè l’avevano sancita i Costituenti ed era ed è, la forza della nostra democrazia. Perchè ne avevamo capito l’immenso valore.
Con l’avvento del capitalismo finanziario, ci siamo ritrovati a vederla cedere al dio mercato e il centrosinistra a piegarsi ai voleri delle élite fino a convincerci che ormai fosse finito un tempo e che si dovesse andare oltre quel muro che era stato abbattuto.

Pur essendo consapevoli delle ragioni per cui tutto questo è avvenuto, si resta comunque sconcertati davanti a tanta cecità ancora dilagante tra chi si definisce di sinistra avendo smarrito la stella polare del socialismo.

Questo è un sistema di potere che ha superato ogni limite che potessimo immaginare.
Eppure i segnali per capire, adesso sono più che chiari se solo lo si volesse vedere, ma c’è ancora chi crede alle favole.

Oggi, ad esempio, ricorre un anniversario come quello del terremoto in Irpinia che inevitabilmente evoca tutte le catastrofi avvenute in questi ultimi anni che ancora non sono state sanate.

L’Aquila, Accumoli, Amatrice, sono solo alcuni dei nomi che ci ricordano come si sia fatto poco, troppo poco, per risanare i danni. Danni che non sono solo strutturali di case e beni artistici e culturali, ma sono persone che hanno perso tutto e ancora oggi vivono provvisoriamente.

Questo ci deve far pensare a quanti interventi ci sarebbero da fare in Italia, quanto lavoro lo Stato potrebbe creare dando così risposte immediate alla disoccupazione. Invece non può perchè abbiamo le mani legate e non possiamo fare spesa in deficit, quindi spesa da investimento. Non può perchè la sovranità economica e monetaria è fortemente limitata dalla volontà politica espressa dai trattati. La questione della manovra lo dichiara ormai a chiunque voglia vedere e capire.

Più ancora, però, ad essere centrale relativamente alla dichiarazione di Moscovici, è la riflessione che nasce spontanea sulle sue parole che si potrebbero quasi definire un classico lapsus freudiano.

Ovvero, se la Grecia, ADESSO, è un paese NORMALE nell’Eurozona, allora significa che per la Commissione e soci, la normalità è rappresentata dall’avere paesi al suo interno da spolpare fino all’osso per arricchirne vergognosamente solo alcuni, al costo di vite umane.

Ebbene NO. Quel tipo di normalità non ci interessa per niente.
L’Italia NON è un Paese “normale”. Non lo è MAI stato. E ne andiamo fieri.

L’Italia è un paese straordinario, ricco (non solo di risparmio privato da depredare) anche di immensi patrimoni artistici, culturali e paesaggistici e di un popolo che non merita la normalità di cui parla il Commissario della UE.

E allora, in virtù della minaccia della procedura d’infrazione o del rischio di ritrovarci presto con un governo di montiana memoria con l’aggravante che questa volta sarebbe l’anticamera alla Troika, è arrivato il momento di costituire un fronte che sappia lottare per riconquistare la sovranità come punto di partenza della costruzione di un Paese che, dopo tanti gas tossici, finalmente cominci a respirare l’aria risanante del socialismo.

Per questo, leggete la nostra Lettera Aperta al Sovranismo Costituzionale e aderite alla nostra proposta per creare un movimento unitario!

 

Non perdiamo tempo prima che la normalità di Moscovici, arrivi sino a noi.
DIAMOCI UNA MOSSA!