suffragio

 

di Enea BORIA

Ancora sul suffragio universale.

Non mi ricordo chi, ma stiamo parlando dell’ennesimo piddino dagli incarichi altolocati e retribuiti con stipendio di giada, presumilmente uscito da qualcuna di quelle università di serie zero (cit. l’Immenso e incommensurabile prof. Sapelli) nelle quali i figli dei ricchi vengono mandati ad annusarsi reciprocamente il culo e accumulare capitale di relazione da spendere in seguito, diceva l’altro giorno che il diritto di voto è come un’arma carica e quindi non si può darla in mano a chiunque senza che prima abbia superato un esame di “scienza della finanze”.
Nemmeno di “economica politica”, ma di “scienza delle finanze”.
Anche questo è rivelatore.

A volte, se non avessi avuto un’educazione veramente democratica, mi verrebbe voglia di avallarla questa teoria.
Anche perchè a quel punto se si fosse realmente rigorosi sul piano scientifico e non lasciassimo a questi galantuomini la possibilità di autonominarsi tra di loro (il segreto del potere è questo, davvero non c’è altro), a quelli che “il bilancio dello Stato è come il bilancio della famiglia” si dovrebbe revocare immediatamente il diritto di voto, con tanto di segretario comunale che seduta stante ti dà fuoco alla tessera elettorale o la lancia fuori dalla finestra del municipio.

I partiti, invece, che sostengono questa tesi come linea politica ufficiale andrebbero sciolti in virtù della XII disposizione transitoria. (perchè tra questa teoria e il fascismo, a livello di esiti ultimi, la differenza è realmente indistinguibile)

Poi mi sveglio e smetto di sognare.