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di DARIO BIANZANI

 

Donbass, le autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk sono andate al voto.

L’11 novembre scorso, i cittadini delle due repubbliche sono andati in massa a votare – nonostante i bombardamenti dell’artiglieria ucraina che fin dal mattino ha preso di mira parecchi villaggi – per eleggere i rispettivi presidenti e le assemblee del popolo.

L’affluenza è stata massiccia, a Donetsk oltre l’80% degli aventi diritto e a Lugansk il 77%.

I seggi sono rimasti aperti dalle 8 alle 20 e le elezioni si sono svolte con estrema regolarità e senza incidenti come hanno dichiarato anche le decine di osservatori internazionali provenienti da 14 paesi tra cui Italia, Germania, Francia, Belgio, Finlandia, USA e Russia.

Naturalmente le cancellerie dei Paesi dell’Unione Europea, gli Stati Uniti d’America e la Nato – che sostengono il Governo nazista ucraino – non hanno riconosciuto legittime le elezioni nel Donbass anzi, le hanno condannate e, secondo la rappresentante agli esteri della UE, Federica Mogherini, sarebbero in violazione ai trattati di Minsk e un “ostacolo alla pace”.

La Mogherini finge di ignorare che i primi a violare quei trattati sono proprio i governanti di Kiev che invece di aprire un dialogo hanno continuamente attaccato i cittadini di Donetsk e Lugansk con bombardamenti di artiglieria e con attentati come quello che il 31 agosto scorso, in cui è stato assassinato l’allora Presidente della Repubblica Popolare di Donetsk, Alexander Zakharchenko e insieme a lui altre quattro persone.

Con queste elezioni risultano eletti Presidenti a Donetsk, Denis Pushilin, già presidente ad interim dopo l’uccisione di Zakharchenko, con il 61% dei voti e a Lugansk, Leonid Pasechnik con il 69% dei voti.

Vladimir Putin ha dichiarato di riconoscere questo voto e ha risposto un secco diniego alla richiesta fattagli durante una telefonata nella notte di giovedì, dai leader di Ucraina, Germania e Francia di astenersi.
Intenzione di Putin è di avviare un dialogo fra Kiev e i rappresentanti delle due repubbliche al fine di andare verso una stabilizzazione.
Con questa presa di posizione, Putin riconosce di fatto la sovranità di queste due repubbliche nei territori occupati e interviene così a cambiare nettamente i rapporti di forza all’interno del conflitto.

Da Kiev, invece, solo minacce. Infatti, il Capo del Consiglio di sicurezza ucraino – che fu anche il primo presidente ad interim della giunta nazi-golpista post Majdan, Aleksandr Turcinov – minaccia di processare gli organizzatori e i partecipanti al voto per reati contro l’integrità dello stato ucraino.

Si conferma comunque sconcertante che su quanto avviene nel Donbass, anche su scenari come questo, e sulla sola vera dittatura nazifascista presente in Europa, come al solito il mainstream e i sinistrati tacciano.