SEMINARIO SULL’IMMIGRAZIONE

Roma, 15 Settembre 2018

 

immigrazione

 

NE’ BUONI NE’ CATTIVI. RAGIONIAMO…

Africa: la Grecia prima della Grecia

 

Documento redatto da

UGO BOGHETTA

 

IMMIGRAZIONE, UN PUNTO NODALE DELLA SITUAZIONE ITALIANA

La questione immigrazione è inevitabilmente un punto nodale della situazione italiana, a prescindere quanto di questo fenomeno sia reale, percepito o semplicemente usato come arma di distrazione di massa.

Il continuo, incontrollato afflusso di immigrati e una gestione confusa del problema da parte di uno stato interessato soprattutto ad ampliare la massa dei disoccupati e/o sottopagati hanno aggiunto incertezza ad incertezza, precarietà a precarietà, povertà a povertà.

Le dimensioni del problema aumenteranno inevitabilmente, vista la posizione geografica del paese e le crescenti tensioni di un Africa (e di un Medioriente) martoriati dal liberismo. Negarlo è irresponsabile, e produce condizioni sociali e politiche che impediscono sia di regolarizzare gli immigrati che già lavorano da noi sia di iniziare una vera cooperazione coi paesi da cui origina la spinta migratoria.

Infatti, a partire da questa problematica, negli anni vi sono stati spostamenti di collocazione politica-elettorale di grandi masse di lavoratori e di altri ceti popolari. Masse che anche a partire da questo tema hanno abbandonato la sinistra.

IL RUOLO DELLA SINISTRA

A sua volta la cosiddetta sinistra ha abbandonato il suo popolo per inseguire i miti della globalizzazione, della finanza, dei Mercati, dell’Unione Europea. Ed anche la sinistra radicale, che afferma di contrastare le politiche liberiste con la logica dell’accoglienza senza se e senza ma, fino alle posizione no-border, finisce per rientrare nel campo liberal-liberista.

Una sinistra che minimizza l’impatto dell’immigrazione sui legami sociali già frammentati ed in dissoluzione, che afferma, esattamente come l’ideologia dominante, che abbiamo bisogno degli immigrati perché le/gli italiani non fanno figli, perché ci pagano le pensioni e fanno lavori che gli italiani non vogliono fare, getta benzina sul fuoco e non comprende che i nativi si sentono abbondonati dalla politica e dalle istituzioni. Nel contempo, mentre si producono tagli continui ai servizi sociali (sanità, scuola ed altri ancora) salgono in continuazione, come dimostrano numerose inchieste, i costi di un’accoglienza privatizzata, senza controllo della spesa e dei risultati.

E’ una sinistra che non comprende la richiesta di sicurezza, di protezione che cresce proprio fra i lavoratori ed i settori popolari in Italia come nel resto dell’Occidente, e non la comprende proprio perché ha realizzato o non ha saputo contrastare le politiche che hanno condotto alla situazione attuale.

Più in generale la sinistra ritiene, commettendo un gravissimo errore, che la questione della sicurezza sia un tema di destra mentre, al contrario, riguarda una esigenza elementare della vita delle persone. Sono le risposte ad essere di destra (“difendiamoci con le armi”, ecc. ) o, al contrario, giuste e progressiste.

Per questi motivi si nasconde dietro ad un antirazzismo liberale che spesso, per altro, alimenta il consenso alla destra. Un antirazzismo che tacendo sulle cause delle migrazioni diventa paternalista e dunque intrinsecamente razzista verso popoli e persone ritenute incapaci di autodeterminarsi e per i quali può esserci solo l’infinita bontà dell’accoglienza.

Per quanto la cosiddetta sinistra italiana non voglia ammetterlo e non voglia discutere in maniera ragionata della questione e delle soluzioni, quella di molti altri paesi occidentali ha tutt’altra impostazione: Corbyn, Sanders, Wagenknecht, Mélenchon sono contrari, pur se in modi diversi, alla creazione di eserciti di riserva che oggettivamente tendono ad ridurre i diritti dei lavoratori e le prestazioni dello stato sociale.

LA DESTRA STRUMENTALIZZA L'IMMIGRAZIONE

A sua volta la destra strumentalizza l’arrivo incontrollato degli immigrati per costruire l’identità posticcia di un popolo in opposizione ad un capro espiatorio.

Lo usa come arma di distrazione di massa dalle cause profonde del disagio dei migranti e degli stessi nativi, e come tema di una campagna elettorale continua e gratuita.

Proprio per questo, anche se segnala questioni obiettive come l’inaccettabilità di flussi senza controllo e come la completa assenza di una solidarietà europea anche su questo tema, la destra non ha intenzione di risolvere davvero il problema, come è dimostrato dall’assenza di politiche di regolarizzazione del lavoro e dalla connessa inevitabile riproduzione di condizioni di clandestinità che sono anche direttamente utili ad una parte dell’elettorato leghista.

Al contempo la fraseologia ed i toni con cui viene descritta la situazione e vengono motivate le scelte, sono tali da fomentare (anche perché vengono proprio da chi dovrebbe invece “mantenere l’ordine”) un clima di disprezzo, violenza e scontro interetnico.

L’etnicizzazione del conflitto sociale è il pericolo principale in quanto alimenta la guerra fra gli ultimi e allontana la possibilità di lotte unitarie per la conquista di migliori condizioni di lavoro, vita e democrazia. Ed è cosa assolutamente insensata in quanto, ripetiamolo, le cause e i responsabili criminali della situazione che vivono le masse africane e di altri paesi e quelle italiane sono gli stessi.

LE CAUSE DELL'IMMIGRAZIONE

La principale causa dell’immigrazione sta nelle politiche liberiste del debito che, attraverso l’entità degli interessi e le condizioni di restituzione, costringono nazioni di relativamente recente indipendenza a politiche economiche basate sull’esportazione di enormi ricchezze, su liberalizzazioni, privatizzazioni, restrizioni del ruolo dello Stato.

Negli ultimi tempi si sta poi praticando una massiccia svendita di terre senza nessuna attenzione per chi vi vive da secoli. Per altro verso, la presenza delle multinazionali che impongono colture spesso non appropriate ai territori in questione produce enormi effetti ambientali e per conseguenza di masse di sfollati. In questo modo si arricchiscono i pescecani della finanza e delle aziende occidentali e ristrette élite locali.

Ci troviamo dinnanzi ad un’enorme, continuata politica di rapina a volte “pacifica”, a volte attuata a mano armata attraverso decine di colpi di stato e vere e proprie guerre come l’attacco alla Libia voluto da Francia, Inghilterra, Usa e servilmente accettata dall’Italia. Servilismo doppiamente disprezzabile trattandosi di un attacco del tutto contrario agli gli interessi italiani e realizzato poco tempo dopo che il governo aveva sottoscritto un accordo con Gheddafi, facendo così perdere al nostro paese qualsiasi credibilità di fronte ad un intero continente.
Una guerra voluta da Napolitano ed attuata dal Governo Berlusconi formato da Forza Italia e Lega.
Un atto di guerra all’art.11 della Costituzione.

DALLE CAUSE AD ALTRI EFFETTI

Tutte queste scelte portano alla frammentazione politica, a livelli fra i più alti di diseguaglianza, alla rottura di legami sociali e all’addensamento dei poveri intorno a città sempre più grandi ed ingestibili. Ed è anche per queste scelte che si è dinnanzi ad una continua esplosione demografica, tipica dei popoli poveri.

Questo comporta la creazione di masse di vittime, di sfollati che in larga parte, proprio perché poverissimi, si muovono in gran parte all’interno del continente africano. Mentre solo una piccola parte si incammina verso l’Europa.

Non di minore impatto è la questione dei rifugiati tutelati dalla legge internazionale, e sull’accoglienza dei quali tutti dicono di essere d’accordo.

Ma nessuno, ovviamente, chiede conto delle cause e delle scelte che hanno prodotto i rifugiati. Questo non avviene perché i colpevoli stanno nelle capitali occidentali, nei templi della finanza, nei consigli di amministrazione delle multinazionali, nelle fabbriche di armi.

L'AFRICA COME LA GRECIA

In buona sostanza, in Africa sono state praticate le politiche della Grecia, prima della Grecia.

In questo modo l’emigrazione, per chi può, spesso venduta come facile e piena di grandi promesse, rischia di essere vista come una soluzione normale. Ma i viaggi della speranza si trasformano in incubi, in viaggi della morte, e le promesse in tragiche delusioni.

Ciò porta, inoltre, allo svuotamento di paesi che già sono in difficoltà. Per altro verso l’arrivo continuo di migranti finisce per creare una continua concorrenza proprio fra gli immigrati stessi rendendo ad essi più difficile la lotta per i propri diritti e più ostica l’integrazione e l’accettazione della popolazione nativa.
Il tutto in una fase di “eccesso di lavoro” che immiserisce tutti.

Proprio per questi motivi sia i paesi africani sia l’Italia ed i paesi dell’Europa del sud hanno necessità ed urgenza di riconquistare la propria sovranità, indipendenza, autodeterminazione.

Una sorte comune unisce le vittime dell’euro ai 14 paesi africani stritolati da una moneta unica come il Franco CFA, e bisognosi anch’essi di un’autonomia monetaria (a suo tempo proposta da Gheddafi poi duramente punito per questo).

Allo stesso modo, in Africa come in Europa è necessaria riprendere la lotta per il Socialismo come unica alternativa al capitalismo liberista che distrugge legami sociali, economie, ambiente e possibilità di autogestirsi democraticamente.

LE PROPOSTE DI RINASCITA!

A partire da queste premesse Rinascita! avanza queste proposte:

* Nessuno deve essere costretto a emigrare. Ognuno deve avere il diritto di vivere nel paese in cui è nato.

* L’immigrazione deve essere regolata, controllata, concordata in modo tale da poter praticare con più efficacia la lotta contro i comuni nemici e un’integrazione realistica: la maggioranza delle persone del nostro paese, immigrati inclusi, vuole un controllo dei flussi senza accenti razzisti o xenofobi. Contemporaneamente, ed anche grazie al controllo dei flussi, si può e si deve addivenire ad una regolazione degli immigrati già presenti sul territorio salvo coloro che, per specifici motivi, non ne abbiano diritto.

* Deve essere alzato il tiro contro la globalizzazione, i mercati, la finanza, le multinazionali, i trafficanti di armi e di esseri umani.

* In particolare va assolutamente interrotto il devastante traffico di persone che alimenta l’ennesima economia criminale.

* Alla regolazione dei flussi va accompagnata una altrettanto ed ancor più stringente regolazione e controllo dei movimenti dei capitali. Senza questo controllo (che è peraltro la precondizione di qualunque politica popolare) la regolazione dei flussi nel tempo non può avere efficacia.

* A tal fine è necessario che, a partire dalle ambasciate, le ONG ed altre istituzioni, anche religiose, si pratichi una campagna di dissuasione contro l’emigrazione clandestina ed illegale.
Vanno stipulati accordi per un immigrazione concordata con tutti i paesi: e solo questa dà diritti.
Va contrastata in particolare l’emigrazione delle competenze, così essenziali per qualsiasi sviluppo sociale.

* L’accoglienza ed integrazione devono essere praticate da istanze pubbliche ponendo fine alla costosa ed inefficace gestione privatizzata.

* Una particolare attenzione va posta nei confronti dei rifugiati in quanto non è accettabile l’occultamento delle cause e dei colpevoli dei gravi reati politici, militari, economici ed ecologici che stanno alla base del conferimento di tale status. Le cause ed i colpevoli devono essere denunciati ai tribunali internazionali.

* Tutto ciò deve avvenire nel contesto di un Piano Nazionale democraticamente discusso che comprenda il rilancio dell’obiettivo della Piena Occupazione attraverso il ruolo dell’intervento pubblico, il mutamento di un modello economico-industriale basato sul basso costo della forza lavoro, e una campagna di controlli per sconfiggere il lavoro nero spesso gestito dalla criminalità affinché non avvenga più quanto accaduto a Foggia recentemente.

* Allo stesso modo, al fine evitare il conflitto etnico è necessario che i servizi sociali: sanità, scuola, casa siano adeguati ai bisogni di tutti.

* In merito alla vicenda della Libia che non poco ruolo ha avuto in questa situazione, si ritiene opportuno procedere alla richiesta di agire per alto tradimento nei confronti dell’ex Presidente della Repubblica Napolitano.

* Al contempo dobbiamo coordinare le nostre azioni con sindacati, partiti socialisti, organizzazioni sociali che nel sud del mondo combattono contro il capitalismo liberista, l’imperialismo, il neocolonialismo, le multinazionali. Ciò a cui dobbiamo lavorare è una cooperazione tesa a favorire le lotte popolari in quei paesi (e quindi anche una riduzione della spinta all’emigrazione) ed un’accoglienza compatibile qui. Questo è il nostro internazionalismo. E si differenzia sia dal generico spirito umanitario indifferente a cause e conseguenze, gabellato per internazionalismo, sia dal ridicolo “aiutiamoli a casa loro” che prelude alla continuazione di accordi commerciali di rapina.

* In particolare, in Africa come in Europa è necessaria una ripresa dell’elaborazione e della lotta per il socialismo. Un socialismo adeguato alle varie realtà ed esperienze. La lotta per il socialismo è importante in occidente in quanto la causa principale dell’immigrazione sta nel nostro modello capitalista di vita energivoro e consumista. Ed è importante in Africa e nel sud del mondo per sfuggire allo sviluppo subalterno ed alla condanna dell’immigrazione.
Anche per questo è necessaria un’alternativa di sistema.