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di Ivana FABRIS
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Siamo al Day After la presentazione del Documento di Economia e Finanza del governo gialloverde.

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Prendendo spunto dal mainstream, la giornata di ieri si sarebbe potuta tranquillamente intitolare: “Spread, cavallette e apocalisse”.
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E invece no. Niente affatto. Non è andata così.
Dopo una giornata di terrorismo mediatico che si è viralizzato sui social, i dati sono che lo spread aveva aperto ieri con 261 punti base e ha chiuso a 267.
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A quanto pare (ma era abbastanza prevedibile) anche i mercati stanno a guardare (semicit.).
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Non si può escludere che non siano in attesa di vedere gli sviluppi successivi e che siano stati buoni buoni perchè non hanno ancora la certezza che, a seguito delle politiche di questo governo, vi saranno possibili perdite di profitto (e di potere) della finanza globale.

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Tantomeno si può escludere che non si sia voluto pilotare un rialzo ingente dello spread come sembra essere avvenuto durante la formazione del governo all’annuncio che Paolo Savona poteva essere il papabile Ministro dell’Economia.
Di fatto insomma, poco cambia e, anche se al momento nulla di quanto appena espresso è dato sapersi, la giornata di ieri è trascorsa senza alcun tsunami finanziario.
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La parte che invece ancora manca – e che sarà chiarificatrice – è relativa a cosa risponderà la Commissione Europea nel merito.

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Se dovesse rigettare il DEF e avviare la procedura d’infrazione, non si potrà certo stare a guardare.
Non tanto per l’aspetto prettamente economico del DEF in se stesso, bensì per il dato politico anche se sarebbe un micidiale autogoal della UE a pochi mesi dalle elezioni europee.
Inoltre, se davvero quanto ipotizzato più sopra dovesse accadere, stare immobili significherebbe non comprendere che, data la reazione della Commissione, è questo il momento di allargare l’incrinatura che parrebbe essersi creata.
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Tantopiù che Paolo Savona, giusto ieri, ha dichiarato “Senza una forte volontà politica non si sarebbe potuto fare nulla. Abbiamo lanciato il guanto di sfida alla vecchia Europa, ora dobbiamo vincere la guerra, perché guerra sarà”.
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Pierre Moscovici, per contro, già ieri mattina si è premurato di farci cortesemente sapere che sì, ok, non siamo nei limiti imposti ma loro, sant’uomini, non ci faranno la guerra (alla faccia di quelli che sostengono che la nostra sovranità non è limitata) e quindi non apriranno nessuna crisi con noi. Quanto sono umani loro…
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Questo perchè l’Italia è un paesucolo di nessuna rilevanza economica, vero?
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Qualcuno spieghi a Moscovici che vogliamo bene alla Grecia ma non siamo disposti a fare la sua fine.
O forse lo sa già.