centroamerica

 

di DARIO BIANZANI

 

Storie di migrazioni di massa.
Dal Centroamerica colonne di emigranti verso gli Stati Uniti che schierano quindicimila soldati alla frontiera con il Messico.
E’ un fiume umano in piena.

Per la prima volta delle vere carovane di emigranti – ben tre formate da migliaia di persone in questo ultimo mese – si sono messe in marcia da Honduras, Salvador, Guatemala e attraversando quest’ultimo Paese sono entrate in Messico dalla frontiera sud.

Dopo alcuni problemi con i controlli di frontiera, ora a piedi ora utilizzando bus che le autorità o la stessa popolazione messicana mettono a disposizione risalgono tutto il Paese, dal Chiapas alla capitale e tenteranno di raggiungere la frontiera con gli USA e superarla nonostante le minacce del Governo di Washington.

La prima colonna si è formata a San Pedro Sula, seconda città dell’Honduras, paese poverissimo e con dati spaventosi di criminalità, sempre più in ginocchio a causa dello sfruttamento delle multinazionali nordamericane e alle politiche neoliberiste implementate dai governi fantoccio che si sono succeduti dopo il colpo di stato del 2009 contro il presidente José Manuel Zelaya. Presidente che aveva provato a cambiare le sorti del popolo honduregno avvicinandosi, lui da liberale, ai paesi dell’ALBA, primo tra tutti il Venezuela.
Questa colonna attraversando Salvador e Guatemala si è sempre più ingrossata e le altre colonne ne hanno preso esempio.

La decisione di raggiungere gli USA in massa ha reso visibile un fenomeno che era comunque conosciuto: ogni anno da questi Paesi milioni di persone emigrano verso il nord. Solo dal Guatemala nell’ultimo anno sono emigrate due milioni di persone e dagli altri paesi i dati sono molto simili.

Il Governo di Trump intanto minaccia i tre stati centroamericani e il Messico del taglio degli “aiuti” alle loro economie perchè non bloccano in qualunque modo queste colonne.

Ma le autorità locali non intervengono anche perchè in realtà le economie di questi stati si reggono di fatto sulle rimesse che gli emigranti che lavorano negli USA mandano alle loro famiglie rimaste in loco e non certo sugli aiuti capestro del Governo Nordamericano o sui prestiti da strozzini  del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

USA in Centroamerica e Sudamerica, Francia insieme a Gran Bretagna e USA in Africa: fermiamo loro se vogliamo fermare l’immigrazione!