brexit

di LUIGI LUCCARINI

 

Quello che sta accadendo in Gran Bretagna, al netto di ciò che potrà succedere una volta che la Brexit sarà definitiva, mi sembra una buona base per ragionare in termini concreti di come un paese può “prepararsi” comunque alla prospettiva di un ritorno alla propria totale sovranità, monetaria ed economica, senza rischiare per questo di venir cancellato dalla faccia della terra.

In soldoni, perchè di questi si parla alla fine, dopo i dati dell’11 dicembre, a Londra si accusano:

– una disoccupazione al 4,1%
– 79.000 occupati in più rispetto al mese precedente, a fronte di una diminuzione di soli 1.800 sussidi. Con un saldo quindi enorme di “riattivazione” di soggetti economici in precedenza inerti,
– salari e stipendi reali in aumento del 3,3% su base annua,
– tensioni quasi nulle sul lato dei tassi di interesse. Il rendimento del Gilt decennale fa segnare 1,225% sempre molto vicino ai minimi degli ultimi 20 anni.

Certo rimane il problema della sterlina che perde valore, ma questo fattore ha contribuito alla ripresa economica dell’isola e finisce poi per incidere anche sul costo del debito pubblico, che essendo prezzato in valuta locale si svaluta insieme alla moneta.

Così mentre c’è chi addirittura si fa beffe degli inglesi, scozzesi ed irlandesi – un tale giorni fa durante un dibattito su SkyTG se n’è uscito con una battuta secondo cui “si stanno dimostrando persino peggio di noi“, o qualcosa del genere – nel frattempo a Londra e dintorni si stanno godendo la vita, più di quanto ci riusciamo noi, i Francesi e probabilmente anche i Tedeschi.

E soprattutto alla fine, il loro mercato interno si mantiene in un tranquillo equilibrio di crescita, come conferma l’andamento ciclico del FTSE100.

Poi, se le cose dovessero andare un po’ a rovescio nel post-Brexit, a qual punto magari ci penserà Dio a salvare la Regina e tutto il resto.

 

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