Bolsonaro

 

di OMAR MINNITI

 

E’ erroneo fare raffronti tra la sconfitta del Partito dei Lavoratori in Brasile e i disastri e la scomparsa del PD, della “sinistra” liberale e di quella presunta “radicale” in Italia ed in Europa.

Il PT (Partito de los Trabajadores) di Lula, Dilma ed Haddad è un partito socialista nel vero senso del termine.

In tutti questi anni di governo, ha emancipato e tolto dalla povertà decine di milioni di brasiliani. Ha potenziato i servizi pubblici ed è stato dalla parte di operai e lavoratori delle campagne senza terra.

E’ un partito patriottico e sovranista, che ha seguito una politica estera indipendente dagli Usa e di amicizia con Cuba, Venezuela, Russia e Cina.

Nel suo caso, non possiamo parlare di tradimento del popolo, che poi vota in massa a destra – come avviene in Europa – perché questa parla strumentalmente di lavoro e diritti sociali (vedi Fronte Nazionale, per certi versi la stessa Lega, ecc.), occupando una spazio lasciato libero da altri. 

La destra che Bolsonaro incarna non è “populista”, ma estremamente liberista. La sua azione di governo sarà un mix micidiale di tagli allo stato sociale, privatizzazioni ed autoritarismo.

Non uso il termine “fascista”, che ormai è troppo abusato e a mio avviso dovrebbe essere maneggiato con estrema cautela, proprio per non sminuirlo e renderlo banale, come fanno le “sinistre” fucsia europee.

Non ci saranno “voli della morte” e nemmeno oppositori chiusi negli stadi da mostrare alle telecamere. Ma si cercherà di far fuori uno ad uno tutti i leader politici e sociali, con le “buone”, come hanno fatto con Lula, usando la magistratura complice, o con le cattive, come ancora oggi, senza nessuno che si scandalizzi, avviene in paesi tipo la Colombia e l’Honduras o la stessa Argentina.

Tra i partiti europei, la destra che Bolsonaro rappresenta può essere, per certi versi, paragonata solo all’AfD tedesca: in politica estera filo Usa e Nato e profondamente sionista, mentre in politica interna sposa il turboliberismo e le politiche economiche di austerità. 

Quanto ai motivi della sconfitta del PT e dei suoi alleati, certamente, Bolsonaro ha vinto le elezioni ed ha ottenuto i voti di ampi settori delle classi popolari. E’ stato votato anche da una parte consistente di neri, meticci, donne e minoranze sessuali.

Ma la strada gli è stata spianata da un doppio golpe. Prima è stata defenestrata la legittima presidente Dilma, grazie al tradimento dello squallido Temer. Poi è stato sbattuto in carcere Lula, che era ed è il politico più amato in Brasile.

Tutti i sondaggi lo davano facile vincitore contro qualsiasi candidato delle destre, Bolsonaro compreso.

Le sinistre brasiliane sono state costrette, a poche settimane dalle elezioni, ad investire su un candidato di secondo piano, che comunque non ha fatto la campagna per se stesso ma dicendo di parlare per conto di Lula. Questo va messo conto.