indipendenza

 

di ENEA BORIA

 

Per la polemica ultima di questi giorni su Bankitalia, val la pena di formulare un discorso generale.
Una istituzione che controlla e governa un aspetto importante della società, qualsiasi esso sia, non è mai indipendente e non può esserlo, direi addirittura per definizione.

Essa dipenderà sempre e opererà nel segno di una volontà generale costituitasi in quell’ambito che può avere, ufficialmente o anche solo di fatto, un potere di influenza sul suo operato.

La questione quindi non riguarda mai la presunta indipendenza di una istituzione, che se fosse vera sarebbe comunque negativa perché andrebbe chiamata con maggior precisione “autoreferenzialità” di un puro centro di potere, ma piuttosto il problema riguarda rispetto A CHI una istituzione sia indipendente.

L’indipendenza dalla politica, dalle istituzioni elettive, significa perciò indipendenza dalla democrazia e dalla volontà maggioritariamente espressa da un popolo.

Nel caso di una banca centrale, quindi, il concetto di indipendenza (dalle istituzioni elettive, parlamenti, governi, tesoro) si illumina di una luce sinistra, perché si traduce nella depoliticizzazione integrale della politica economica: su di essa non decidono i cittadini ma solo i consigli di amministrazione.

In questo modo il conflitto distributivo e la questione di classe vengono sterilizzate a priori ma ciò non significa affatto che si estinguano. Al contrario il conflitto di classe continua ad aver corso ma a senso unico, così come avrebbe luogo un incontro di boxe se uno dei due pugili – il lavoro – avesse le mani legate dietro la schiena e l’avversario – il capitale – fosse dotato di una scure invece che dei guantoni.

In tale cornice l’economia non è più al servizio della società ma al contrario è la società al servizio dei desiderata dei grandi operatori di mercato.

Se ci pensiamo ancora meglio ci possiamo rendere inoltre conto del fatto che rendere indipendente dalle istituzioni elettive e quindi dalla sovranità popolare, quella istituzione che controlla banche e credito, che su di essa possono avere influenza (1), equivale nei fatti alla suprema istituzionalizzazione del conflitto di interesse.
Suprema perché nei fatti abolisce la politica e la democrazia.

Questo è il reale tema di cui dibattere quando si parla di indipendenza delle banche centrali.

 

Nota:
1) per chi volesse approfondire questo tema in modo serio e niente affatto complottardo, suggerisco la lettura di un agile saggio scritto nel 2013 dal compianto professor Bruno Amoroso: <Figli di troika: gli artefici della crisi economica>.
La letteratura sulle cosidette sliding doors, cioè le porte girevoli attraverso le quali multinazionali e giganti del settore finanziario da una parte e istituzioni pubbliche come le banche centrali, si scambiano dirigenze e funzionariato soprattutto al livello sovranazionale dell’Unione Europea che è molto più sensibile alla captazione oligarchica perchè più distante da qualsiasi opinione pubblica cui render conto, è ormai sterminata.