articolo

 

di UGO BOGHETTA

 

L’articolo Lalaland-ini ha avuto molti consensi ma anche critiche. E’ dunque giusto rispondere.

1) Qualcuno, indirettamente, ha storto il naso per il titolo. Il titolo, lo confesso, è dovuto alla mia incontrollabile propensione alla provocazione. Chiedo venia. Credo che Landini metterà nel nuovo ruolo tutta la sua energia, ma la direzione di questo sforzo è la questione in discussione.

2) Qualcun altro ha osservato che non ho evidenziato la presenza di una delegazione della Confindustria dell’Emilia Romagna. E’ stata una scelta in quanto citare quella presenza avrebbe aperto un discorso troppo ampio.
La cosa del resto non è nuova: era già accaduto in passato, e si sta ripetendo nei tempi presenti. Sono gli imprenditori trivellatori che invece di sistemare quello che è rotto, rompono quello che è sano. Sono decenni che, statico il mercato immobiliare, fanno continue e pesanti pressioni per bucare qualcosa, asfaltare qualcosa.
A loro non importa se le opere siano utili o meno, devastanti o meno, se il rapporto costi-benefici è positivo. Su queste opere trovano una specie di “patto per il lavoro” con i lavoratori coinvolti (e si capisce), con i sindacati (e questo non dovrebbe essere) e con i referenti politici: il PD e Salvini.

3) Altri hanno criticato la frase sulla scampagnata poichè avrebbe espresso disprezzo. Lo ammetto, ho sbagliato. Io non disprezzo nemmeno i nemici, figuriamoci pensionati e lavoratori. Quella frase voleva sottolineare il vuoto di proposta politica della manifestazione, ma se la stessa può essere così interpretata l’errore è palese. Anche perchè bisogna sempre distinguere gli aderenti dalle burocrazie sindacali, gli elettori dai partiti.

4) Lo scopo semplice semplice dell’articolo era quello di portare l’attenzione sulla contraddizione, sullo scarto, fra una confusa piattaforma sindacale ed i vincoli derivanti dalla nostra partecipazione all’Unione-euro. E sul fatto che senza riconquista della sovranità nazionale non è possibile alcun cambiamento. Senza la possibilità di controllare capitali e merci (e non solo le persone) si è in balia dei “mercati” e dei pescecani della Finanza. Senza la sovranità non c’è alcuna possibilità di attuare la Costituzione a partire dall’articolo 1. Per questi motivi il silenzio sul ruolo dell’Unione Europea, sui tagli da questa pretesa, è assordante. Non è un caso che questa manifestazione, lo ripeto, è stata fatta ora quando non serve a nulla e non in autunno.

L’errore di cui al punto 3) ha portato anche un’omissione: un’analisi di classe seppur sommaria. Quelli che erano in quella piazza, infatti, non volevano tutti la stessa cosa. Probabilmente i pensionati vogliono tutelare quello che hanno conquistato, ed hanno ragione. Ma per far questo sono ostili a qualsiasi cambiamento vero. Lo status quo è meglio di cambiamenti che sono sempre tumultuosi ed incerti. Una parte era lì per difendere il proprio posto di lavoro dai vari pericoli incombenti. Una parte era lì anche per motivi politici. E’ il risultato di mesi e mesi di campagna terroristica contro il governo gialloverde. Sarà un caso, e non l’ho scritto, se c’era tutto il carnevale dei dirigenti delle sinistre!?

In buona sostanza e molto sommariamente, in quella piazza passa una faglia di classe fra chi per tutelare i propri interessi è per lo status quo e chi necessita del cambiamento.
Detta ancor più chiaramente, c’è un campo europeista variamente liberista, ed un campo composito sovranista (il M5S è confuso, Salvini sembra in ritirata). Sono due campi diversi. Si sta di qua o di là.

Quello che manca è quel polo che si vuole costruire a partire dal Manifesto per la Sovranità Costituzionale presentato da Patria e Costituzione, Senso Comune, Rinascita.
Conquistare i lavoratori e il sindacalismo a questo polo sarà fondamentale.