antifascismo

 

di UGO BOGHETTA

 

Un sedicente nodo antifascista di Bologna ha emanato una fatwa contro la presentazione del libro di Thomas Fazi: “Sovranità o barbarie, il ritorno della questione nazionale“. Presentazione che si terrà venerdì prossimo presso il bar La Linea in Piazza Maggiore. L’accusa è quella di rossobrunismo e, addirittura, di nazionalsocialismo. La fatwa è corredata da capi di imputazione che, come sempre, ignorano la storia e la teoria a cui invece credono di richiamarsi.

Si legge, ad esempio, che: “Storicamente, l’ideologia del Fascismo è nata proprio da una rete di scambi e ibridazioni fra «destra» e «sinistra», combinando lotta di classe e nazionalismo, dittatura del proletariato e stirpe eletta, socialismo e razzismo.
Storicamente, invece, furono fascismo e nazismo che usarono esperienze e terminologie del movimento operaio come: fasci o socialismo, facendo delle operazioni egemoniche. Non ci fu nessuno scambio ma un’appropriazione. Non ci fu nessun rossobrunismo.

Per quanto riguarda la nazione invece, fallita la rivoluzione mondiale, i bolsevichi appoggiarono per decenni le rivoluzioni e lotte di liberazioni nazionali cercando di inseririvi la prospettiva socialista. Questione già presente da prima.

Del resto, Marx ed Engels nel Manifesto indicarono come compito del proletariato lo sviluppo politico a livello nazionale. Se ti vuoi sviluppare a quel livello devi fare i conti con la situazione sociale, culturale e storica di quel paese. E l’internazionalismo era fra proletariati.

Da allora molte sono state le lotte aventi queste caratteristiche: Asia, America latina, Africa. E proprio in questo senso è stato studiato Gramsci. Anche lui rossobruno? Lotte che sono sempre state appoggiate dai comunisti.

Ad esempio, una delle realtà più osannate: Cuba, ebbe come motto, similmente ad altri movimenti di quel continente: Patria o Morte. Il Che così concluse il suo intervento all’Onu. Anche Fidel ed il Che rossobruni?

La fatwa, dunque, è dimostrazione di ignorantismo. Cosa ormai, diffusa nelle sinistre. Ignorantismo che riguarda soprattutto il presente dove la questione nazionale ed il socialismo si ripresentano dentro la crisi della globalizzazione, dell’Unione Europea e del capitalismo liberista.

I nostri sedicenti antifascisti, orfani della grande narrazione che non sanno più declinare, l’hanno sostituita con un antifascismo e antirazzismo politicamente corretti.

Non a caso, De Magistris ha scelto questi slogan per la prossima campagna elettorale europea. E, sempre non a caso, più volte e da più parti è stato invocato il sacro fronte contro nazionalismi e populismi.

Ma la cosa più fastidiosa non è tanto il proclamarsi Tribunale o Commissione d’esame (alla Murgia) dell’antifascismo, ma che costoro promanano i loro anatemi in modo anonimo, nascondendosi dietro una sigla.
Se le accuse fossero fatte alla luce del sole se ne potrebbe discutere a viso aperto.