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di IVANA FABRIS

 

La notizia è arrivata l’altroieri ma teniamo MOLTISSIMO a pubblicarla proprio oggi che è l’8 marzo e ad un giorno di distanza dalla presentazione del Manifesto per la Sovranità Costituzionale domani a Roma, perchè possa essere il simbolo della battaglia per la liberazione delle donne dalla mercificazione, dalla violenza del sistema, dallo sfruttamento capitalistico.

Ebbene, la Consulta ha dichiarato che la LEGGE MERLIN, legge che ha sancito che lo Stato non potesse e non dovesse fare la parte della tenutaria di un bordello legalizzato, È PERFETTAMENTE IN LINEA ALLA COSTITUZIONE!

Molte sono state le compagne che si sono impegnate perchè quanto avanzato dalla Corte d’Appello di Bari non si traducesse in una orrenda sentenza contro le donne e la Carta Costituzionale ci ha confermato che è ancora la visione delle Madri e dei Padri Costituenti a tracciare la via dei diritti, della sicurezza e della protezione di ogni PERSONA nel nostro Paese, contro ogni sfruttamento e abominio.

L’esperienza tedesca della riapertura dei bordelli, è fallita, dimostrando che con la legge che istituzionalizza la prostituzione, accadono fatti raccapriccianti e che non si risana alcunchè. Anzi, il peggioramento del fenomeno, le violenze e le ricadute sociali, con l’entrata in vigore della suddetta legge sono stati enormi.

Inoltre, a dispetto di quel sedicente femminismo radical-chic, derivazione del politicamente corretto e di un condensato impressionante di sinistrismi, rappresentato dalle ancelle del sistema che propugnano il sex work, che sostenengono che la prostituzione sia un lavoro come un altro, quanto accaduto in Germania ha dimostrato esattamente che NESSUN lavoro può basarsi su ciò che di fatto è la reiterazione su larga scala di quelli che, proprio in virtù del bisogno economico della donna che vi ricorre, nella sostanza altro non sono che stupri a pagamento.

È evidente che di consenziente, di volontario non c’è nulla in un rapporto regolato dal denaro che abusa dello stato di necessità delle donne proprio in assenza di Stato sociale e di congrui ammortizzatori che sappiano rispondere alla realtà quotidiana delle donne in grave difficoltà economica.
Nessuno Stato deve rendersi complice di simili e continue violenze, come appunto ci mostra l’esperienza svedese che diversi paesi stanno già adottando in quanto in larga parte risolutiva del problema e decisiva nel cambiamento culturale.

Pertanto nella fase in cui alcuni comuni del nord-est cominciano a discutere e a prevedere la riapertura delle case chiuse, in virtù del regionalismo OSCENAMENTE differenziato, la decisione della Consulta ci conferma, ancora una volta, che la SOLA STRADA da seguire è quella della COSTITUZIONE. ANCHE per ciò che riguarda la difesa della DIGNITÀ e dei DIRITTI delle donne.

Ed è ad essa, quindi, che noi convintamente ci affidiamo per avviare il percorso di cambiamento che questo paese necessita.

 

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